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    Il Cassero

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    Da secoli, ormai, la fortificazione del Cassero, nonostante le modifiche subite nel corso del tempo, continua ad imporsi maestoso nella magnifica cornice di Piazza Gamurrini.

    La possente struttura fu costruita nel 1383 ad opera dei senesi, così che potessero meglio controllare uno dei due porticcioli (ovvero porta senese, oggi Porticciolo Gugliemi) e porta fiorentina (non ancora nella forma attuale i come la conosciamo: sarà costruita poi nel ‘500); il progetto è attribuibile a Bartolo di Bartolo, per le evidenti somiglianze con la vicina fortezza di Lucignano da lui progettata.

     

    La struttura fu edificata secondo i canoni dell’architettura senese del Trecento: il basamento è a scarpa, realizzato in pietra secondo la tradizione aretina; la porta è sovrastata da un arco cosiddetto senese. La pianta è quadrangolare e fortemente simmetrica, coronato da torrette agli angoli e un mastino al centro del lato esterno, demolito agli inizi del XVIII secolo.

    A protezione del Cassero era un fossato, dove poi sono state gettate le fondamenta per altre costruzioni, e per accedervi era necessario attraversare un ponte levatoio. L’uso, dunque, era strettamente militare.

     

    La sua funzione militare va sbiadendosi con il tempo, fino ad arrivare al 1528: Andre Contucci suggerisce di chiedere ai fiorentini, sotto la cui dominazione si trovava Monte San Savino, di convertire la struttura ad usi comunitari.

    Dal 1633 al 1891 divenne sede del Monte di Pietà (o Monte Pio), che era stato fondato nel 1578 per fare concorrenza al vicino banco ebraico: iniziarono così alcuni lavori di ristrutturazione, tra cui l’aggiunta di una tettoia all’ingresso e un campanile.

    Come detto precedentemente, con il venir meno del periodo di belligeranza, il Cassero va perdendo la sua funzione difensiva: le torrette laterali vennero dunque adibite ad abitazioni e furono dati permessi per costruire a ridosso delle mura.

    Con la costruzione della vicina Chiesa di Santa Chiara e del palazzo Carletti, parte del lato sud non fu più agibile, mentre parte del lato nord fu venduto a privati.

    La continua spinta edilizia a ridosso della fortificazione, con il passare del tempo, ha coperto quasi integralmente la struttura originaria, anche se dall’interno è possibile ricostruire il suo aspetto originale, tanto che nel panorama delle fortezze aretine è una delle poche, se non l’unica, ad aver conservato, tutto sommato, il suo aspetto originario.

    Nel 1891 il Cassero venne adibito a ricovero e questa è la ragione per cui ad oggi gli spazi del primo piano appaiono così suddivisi: per creare delle grandi camerate.

     

    Per un intervento importante di restauro dobbiamo aspettare gli anni ’70 del Novecento, grazie alla nascente collaborazione tra soprintendenza e amministrazione comunale.

    L’intervento è partito nel 1972 e si è protratto per ben quindici anni: tanto lungo, quanto necessario, dato che ha restituito ai savinesi una delle strutture più importanti dell’intero paese, struttura che ha visto sviluppare tra le sue mura secoli e secoli di storie.

    Nonostante fossero parzialmente nascoste, le strutture originali del complesso consentivano un’adeguata rilettura dell’opera: ciò ha permesso di rimuovere barriere non originali, ridando così nuova vita alla fortezza.

    Il programma restaurativo, inoltre, ha posto le basi per la nuova finalità del Cassero: quella di luogo destinato a manifestazioni ed attività culturali. Ciò ha voluto dire creare un nuovo equilibro tra vecchio e nuovo, fondamentale per cercare di alterare quanto meno possibile il testo architettonico.

     

    Ad oggi la fortezza è sede dell’omonimo museo comunale, inizialmente dedicato alla produzione fittile locale, in particola modo allo scaldino del fischio. Purtroppo, ad oggi, vi è solo una sezione, all’ultimo piano, dedicata a questa finalità. La parte più alta della struttura ospita, invece, degli espositori dedicata alla storia antica di Monte San Savino, in particolare ai periodi che vide protagonisti etruschi e romani.

    Nel primo piano, invece, incontriamo una zona adibita per le esposizioni temporanee e un’interessantissima esposizione fissa di quadri di produzione locale (tra cui si annovera un’interessantissima Trinità, che merita di essere trattata a parte) e degli schizzi di ceramisti savinesi e aretini.

    Una delle opere più importanti è sicuramente il Crocifisso, o per meglio dire il busto che ne rimane, trecentesco, di fattura senese, a cui è dedicata una sezione a parte in una delle torrette.

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