Santi Pietro e Paolo
Orazio Porta, seconda metà del Cinquecento.

In una delle splendide cornici, di mano di Pietro Materno Speroni, si inserisce una pregevolissima opera dipinta, nella seconda metà del Cinquecento, da Orazio Porta: si tratta di una tela raffigurante i Santi Pietro e Paolo, conservata in uno degli altari laterali nella Pieve dei Santi Egidio e Savino di Monte San Savino.
Citato dal Restorelli Restorelli nella sua magna opera Norizie Istoriche sulla Nobil terra del Montesansavino, Orazio Porta, nativo savinese, viene descritto come un eccellentissimo pittore, naturalmente inclinato all’arte del dipingere.
Egli può essere annoverato tra la generazione di artisti, essendo stato allievo del Vasari, del secondo manierismo, corrente artistica che riprende i caratteri fondamentali degli artisti del primo Cinquecento.
Nel Porta conosciamo dunque i caratteri di un virtuosismo impressionante, con l’utilizzo di colori sgargianti e una luminosità travolgente. Vengono abbandonate la prospettiva e le proporzione classiche, per far posto ad un’interpretazione di queste del tutto personale.
Vicina alla cultura raffaellesca, la tela in oggetto fu riadattata in occasione del suo ricollocamento nel nuovo altare laterale, come testimoniato da un’iscrizione con stemma della famiglia Restorelli (i lavori di ammodernamento della Pieve, infatti, furono promossi da Anton Leone Restorelli, primo arciprete di Monte San Savino, a cui è dedicata la lapide commemorativa posta sopra l’entrata laterale della chiesa).
Punto pressoché fisso nel linguaggio del Porta è l’utilizzo di una luce dorata, calda e travolgente, che segna il distacco tra due realtà: quella divina e quella terrena. I due santi, Paolo a destra e Pietro a sinistra, sono ben riconoscibili per il loro attributi: il primo impugna la spada, mentre il secondo le chiavi del regno dei cieli. Interessante è il parallelismo che possiamo riscontrare nel San Pietro del Porta con quello del Vasari dipinto nel 1539 per la pala dell’Assunta in Sant’Agostino: paragonati, infatti, risultano essere quasi identici, vestiti dei medesimi colori; si tratta, quasi indubbiamente, di un omaggio del pittore al suo grande maestro, autore delle Vite.
I due protagonisti della tela si stagliano su uno sfondo scuro, così da essere messi in risalto, mentre vengono incoronati da un putto con due corone di fiori (l’atmosfera è simile alla Vergine in gloria che incorona le Sante Caterina e Lucia, recentemente restaurata).
L’opera venne eseguita dopo un viaggio del Porta a Roma: ben evidenti sono i segni lasciati da questa esperienza, come testimoniato dalle, purtroppo poco evidenti a causa di depositi secolari, architetture classicheggianti.
La tela, di grande valore storico-artistico, ad oggi rappresenta uno degli esempi più importanti della poetica del Porta che, a distanza di secoli, riesce ancora a meravigliare e mettere d’accordo generazioni di studiosi.

