La Vergine in gloria incorona le Ss. Lucia e Caterina d'Alessandria
Orazio Porta, seconda metà del Cinquecento.

Lo scorso 26 novembre 2021, dopo un lungo restauro, è tornata a casa una grandiosa tela di Orazio Porta, sulla quale avevo scritto un post nel luglio dell’anno passato.
L’operazione è stata resa possibile grazie al generoso contributo di Giovanni Raspini, gioielliere, che da poco ha inaugurato il suo atelier in quella che era la dimora di Andrea Contucci.
Finalmente, sono stati riportati alla luce i colori originali dell’opera, svelando quel cangiantismo tipico del Manierismo, corrente della quale lo stesso Porta era figlio.
La Vergine in gloria che incorona le Ss. Lucia e Caterina d’Alessandria, è una grandiosa tela dipinta da Orazio Porta, pittore savinese, nel 1581.
Il recente restauro ha messo in evidenza diverse particolarità di quest’opera: il supporto utilizzato è tessuto a spina di pesce, il cui andamento dalla trama era principalmente utilizzato nelle botteghe venete; l’intelaiatura è ben costruita con legno di ottima qualità.
La costruzione dell’opera è di tipo piramidale: ciò, oltre ad essere suggerito dalla posizione dei personaggi, scaturisce anche dal movimento delle braccia della Vergine, tese verso le due sante. Alla piramide, si contrappone la formazione di angeli, che invece riprendono la sequenza della centinatura della tela.
Santa Caterina è in basso a destra, mentre Santa Lucia dalla parte opposta. Ad accompagnare le due Sante ci sono due putti, uno dei quali porge un vassoio d’argento con bordatura dorata, sul quale osserviamo due occhi e uno stiletto, simboli del martirio della Santa siracusana. La ruota dentata e la corona, invece, appartengono all’iconografia di Santa Caterina d’Alessandria; in particolar modo, il secondo simbolo citato si riferisce al fatto che fosse figlia di un re.
Al centro della rappresentazione è la Vergine, portata in cielo da una schiera angelica: essa sta per essere incoronata come regina del cielo, mentre a sua volta incorona le altre due donne.
Nel 1583 l’opera fu fortemente critica da un “Severo Visitatore Apostolico”, mandato da Roma per visionare l’operato e l’applicazione delle norme imposte dalla Controriforma (il Concilio di Trento si era concluso nel 1563); egli sostenne che il dipinto fosse scandaloso, per la quantità di gioielli in esso rappresentati e per il vestiario poco consueto delle due Sante: per questo ne chiese la rimozione, che però mai avvenne.

